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La Mela Marcia

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La Mela Marcia

 Edizioni PaginaUno “La Mela Marcia”, romanzo pubblicato nel settembre 2014 dalla Casa Editrice PaginaUno nasce con l’intenzione di fare quella che Foucault chiamava “la storia del presente”, ovvero rinvenire concetti, pratiche e organizzazioni del potere e del sapere sedimentatisi a tal punto nella struttura e nella sovrastruttura della nostra società, da continuare a inficiare tanto nel passato, quanto nel presente. “La Mela Marcia” è anche la prima storia romanzata sui fatti di Tangentopoli, ma soprattutto la narrazione di una famiglia degli anni ’90, la cui vita è segnata dalla corruzione dilagante in Italia. I punti di vista utilizzati, ben tre, non sono quelli di Raul Gardini, Gabriele Cagliari o Bettino Craxi, poiché la difficoltà è stata proprio quella di non cedere all’errore di raccontare dando voce agli attori principali. Piuttosto, a farsi portavoce dell’etica dominante e non, si tratta di chi è rimasto condizionato, e ha subito, le loro scelte così come noi, oggi, siamo costantemente condizionati, e costantemente subiamo, le scelte di chi abbiamo eletto (in passato), o è stato imposto (adesso). Il personaggio che ci introduce nella “stanza dei bottoni” della “città delle tangenti”, è un padre di famiglia, Antonio Moro, il quale appare ai nostri occhi da osservatore del dietro alle quinte, un osservatore impassibile, parassita e approfittatore delle logiche capitalistiche che stanno alla base dell’Italia delle privatizzazioni e degli enti pubblici. In passato contrabbandiere di sigarette, nel 1990 Antonio diventa postino di mazzette per i partiti che contano: DC e PSI. È lui a guidarci all’intero del “Sistema” dove tutti sanno, e tutti fanno… «Praticamente ho aperto un conto oggi, ci versano la mia quota… È un lavoro vero diciamo. Lavoro, Lucia. Praticamente tutti hanno un conto… cazzo non rompere, l’hanno aperto anche a Ciaccia, c’era pure lui… Ciaccia, della Saipem… cioè Eni, quella roba lì no?… non è difficile spiegare come funziona, insomma c’è da molto questo modo di trattare gli appalti… no no riguarda anche ospedali, case di riposo, persino la metropolitana… sì, ciascuno ha un proprio cassiere… e il cassiere li gira al partito, praticamente in base a percentuali prestabilite… allora, se vuoi campare è così o niente… il vantaggio per loro è che, lo sanno già no? Possono fare cordate di aziende che sanno già di vincere.» (citazione “La Mela Marcia” – Davide Corbetta – Edizioni PaginaUno) Un uomo segnato dalla malattia, un tumore, ma anche dai vizi, quello del fumo, del sesso, dell’alcol, della necessità costante di soddisfare le proprie pulsioni, trovando nel Sistema il mezzo ideale per placare queste esigenze. Sistema che suo figlio Giuseppe vive in terza persona, come in terza persona vive, e narra, questo passaggio cruciale per la maturità del paese, e la propria. Giuseppe è, soprattutto, spettatore dell’ultima lotta operaia: cassaintegrato Alfa in costante guerra contro il padre, un amore devoto nei confronti della madre, simpatie fraterne in bilico tra i vecchi compagni dell’Alfa Romeo e i nuovi compagni della Fiat, una sfiducia nelle istituzioni divisa tra passati e recenti partiti, tra superati e moderni ideali del proletariato, anch’essi evoluti all’ombra dei mutamenti economici del paese. Un complesso di Edipo che cerca nelle lotte di fabbrica quello sfogo che non può avvenire all’interno della famiglia… Giuseppe sapeva come funzionava adesso, perché lavorava sodo, anche se in cassa integrazione. Partecipava ai picchetti, ai cortei, ai comitati di fabbrica, al volantinaggio. In barba a quel Contrabbandiere, suo padre, che gli procurava ripieghi irregolari, come custode o magazziniere, presso piccole aziende private, amici degli amici da cui ritirava borse nere con i soldi per altri amici. Lavori a cui non si presentava, e quando il Contrabbandiere lo beccava tornare stracciato e livido, lo strattonava per il bavero dicendogli: “Lo vuoi il risotto con la salsiccia? Allora smettila di fare il terrone e va a lavorà!” (citazione “La Mela Marcia” – Davide Corbetta – Edizioni PaginaUno) Chi completa questa struttura narrativa è Lucia, la moglie, che scrive delle lettere a una madre, viva o defunta, mentre disoccupata cerca di evadere dalla rigida educazione familiare che le ha imposto una sudditanza al marito e al figlio divenuta col tempo condanna sociale. L’alienazione di una figura materna costretta a prostituirsi col mediatore libico per trovare spazio e autonomia economica, per un ritocco estetico, maquillage dei conflitti interiori che sta vivendo… Hai capito quello scemo, mamma?! Ha voluto prostituirmi! S’è venduto la moglie dalla testa ai piedi!E l’altra zoccola chi era? Dov’era? Quanto è costata? Antonio ha glissato su questi dettagli. L’ho visto piangere, spergiurare che lui farebbe qualsiasi cosa per la famiglia, per darle ciò di cui abbisogna, che lavora soltanto per questa ragione.Ma la mia parte di moglie fedele?Soltanto io ho dei doveri in questa casa? Possibile che tutto debba sempre ridursi alle sue necessità?Ero terrorizzata all’idea di trovarmi nuda davanti a un estraneo. Nuda così intendo. Poi non ho mai tradito mio marito, mai. Ho sempre pensato al lavoro e basta!Allora ti starai chiedendo perché sono andata a letto con quell’uomo. Giusta domanda, la risposta è un po’ sciocca, ma ponderata con estrema lucidità, e in questo punto devo dichiararmi colpevole.(citazione “La Mela Marcia” – Davide Corbetta – Edizioni PaginaUno) Questi protagonisti si fanno espressione di una serie di nevrosi catalizzate, appunto, nella figura del mediatore libico, personificazione di un passaggio fondamentale: quello dalla macro corruzione di Tangentopoli, alla micro corruzione di una famiglia alla deriva delle proprie esigenze economiche, dettate da un’etica capitalistica che la vuole come centro di consumo e di produzione della vita. Il romanzo attraversa gli anni che vanno dal 1990, quindi da prima che Mario Chiesa, il mariuolo, come lo definì Craxi (dopo il suo arresto per le mazzette relative agli appalti di servizi del Pio Albergo Trivulzio), desse inizio all’indagine del pool di mani pulite, fino ad arrivare, 1993, alla bomba di via Palestro a Milano, in realtà una delle tante bombe di quegli anni, come quella alla torre dei Pulci a Firenze e a Piazza San Giovanni in Laterano a Roma. Esplosioni che suonano come l’eco premonitore di una situazione politica, sociale ed economica che nel corso del tempo, invece di migliorare, è peggiorata. Un contesto dove dominano, sul Corriere della Sera, le notizie che riguardano la joint venture nata dall’accordo tra Eni e Montendison, denominata appunto Enimont, ma soprattutto nata dalla volontà del padrone di Montedison, Raul Gardini, di privatizzare la chimica nazionale, mentre l’Eni di Gabriele Cagliari desidera rinegoziare il prezzo del gas metano con l’Algeria, attraverso l’intervento del mediatore libico. Sono i prodromi di quella che venne denominata la “madre di tutte le tangenti”, la mancia da 140 miliardi di lire pagata da Montedison a tutti i principali partiti italiani, tra cui socialisti, democristiani e leghisti, affinché Eni acquistasse dal gruppo Ferruzzi il pacchetto di maggioranza (2.805 miliardi di lire) di Enimont. Una narrazione sulla corruzione che scende in profondità, fino a quel raddoppio di gasdotto per il quale Antonio dovrà consegnare le borse che pesano, le borse che pagheranno la mediazione sul prezzo del gas chiesta dall’allora ente di stato. Una narrazione che, come ho già argomentato nella mia inchiesta “Nuove tangenti Eni: effetti del neoliberismo sul mercato mondiale di gas e petrolio” ritrova nel presente gli elementi, e le dinamiche, del passato: un’azienda indagata (la Eni), un governo coinvolto (quello Nigeriano), la figura di un mediatore (l’ex ministro nigeriano del petrolio) e un appalto su cui mangiare (il blocco petrolifero OPL245), il tutto unto da una mancia di 1,1 miliardo di dollari. Anche le location sono quelle già usate negli anni ’90 (così come si possono trovare nel romanzo) per gli incontri tra i padroni del gas e i loro interlocutori stranieri: si tratta di hotel di lusso e locali della Milano da bere e di Roma capitale. La stesura de “La Mela Marcia”, iniziata nel 2010 basandosi esclusivamente sui fatti di Mani Pulite, ha dunque anticipato questa cronaca recente nella storia della corruzione italiana. Non è nata solo con l’intenzione di raccontare le vicende succedutesi nella “città delle tangenti”, ma anche di rendere accessibile a tutti, utilizzando un linguaggio semplice, il sistema di mazzette, Di Pietro lo definì “dazione ambientale”, che dopo venti anni sopravvive ancora, e non ha cambiato né logiche, né facce. Si tratta dunque di un romanzo per chi ha vissuto con calore quegli anni, ma soprattutto per chi quegli anni non li ha vissuti, e vuole capire la realtà del presente politico ed economico che ci circonda. Fare la storia di un periodo fondamentale per la vita culturale e politica del nostro paese, un passaggio chiave, quello dalla prima alla seconda repubblica, che in termini di narrativa si potrebbe definire “punto di svolta”, uso il condizionale perché a conti fatti la svolta non c’è stata. È questo uno dei motori chiave che ha spinto la mia voglia di cercare, e narrare, l’indignazione lampo che caratterizza la nostra società.

Nonostante i cortei, gli striscioni, i motteggi, il lancio delle monetine contro Craxi, i cittadini, invece di cavalcare l’indignazione per il processo denominato Mani Pulite hanno lasciato che gli attori di allora, pulitesi le mani dalle accuse di corruzione e/o concussione, riprendessero gli stessi ruoli, tant’è che oggi li ritroviamo al governo, anche se con nuove mansioni, o a presiedere nei consigli di amministrazione dei grandi gruppi industriali. «Guarda… contrabbandavo Malboro, ora i soldi neri, quelli per i partiti e la nostra bella democrazia… domani a chi toccherà? Praticamente lo fanno tutti Lucia, svegliati! Chi per lavorare, chi per la, la democrazia, chi per non morire di fame… (citazione “La Mela Marcia” – Davide Corbetta – Edizioni PaginaUno) “La Mela Marcia”, è il risultato di un lavoro documentaristico, le persone coinvolte e descritte, che siano esistite, alcune esistono ancora, oppure che siano inventate secondo le regole della narrativa, esprimono concetti, opinioni, paure, speranze, pronunciate dagli indagati sulle maggiori testate giornalistiche, ai programmi TV, davanti ai giudici in tribunale, in lettere private indirizzate ai parenti, o in telefonate intercettate dalla guardia di finanza, lasciando alla finzione scenica, alla creatività, soltanto quegli intrecci di vita quotidiana, come i triangoli amorosi, le infedeltà coniugali, i rapporti genitoriali e amicali. Tangentopoli, fa solo da sfondo all’intero svolgimento della storia, implementata anche con stralci reali di giornale, che fungono da lente di ingrandimento sulla cronaca di quel particolare triennio che ha condizionato, e sta continuando a condizionare, la storia della seconda Repubblica italiana. Prima ancora di essere la narrazione di Enimont, dei partiti, dei grandi dirigenti pubblici, La Mela Marcia è il racconto delle nevrosi sociali che hanno colpito le persone tradite da un sistema su cui si fondano gli scambi tra pubblico e privato, quei cittadini che si sono sentiti rapinati e defraudati, della fiducia data ai leader “liberamente eletti”. Un’infamia che ha sconvolto ricchi e poveri, intelligenti e tonti. Cosa ci si può aspettare, adesso, per il futuro? Se volete trovare una risposta a questa domanda non perdetevi anche questi riferimenti:

Presentazione La Mela Marcia

Intervista a Radio Città del Capo

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